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Immagini dal Carnevale 2013: il “bove finto” e “Li V’lurde” ad Offida (AP)

Il “bove finto” (“lu bbove finte” in dialetto ascolano) è un appuntamento tradizionale del Carnevale offidano, nell’antico borgo storico del territorio piceno, il venerdì di Carnevale vede le vie del centro storico del paese, riempirsi di giovani (e non) provenienti anche da fuori provincia.

Sono tutti arrivati nella piazza di Offida per inseguire il toro (finto ovviamente)  lungo le vie del centro di Offida, e per stare in compagnia: durante la “corrida” infatti non mancano occasioni per socializzare, bere qualche bicchiere di vino e fare uno spuntino nei locali del centro. Dopo circa 3-4 ore, il “bove” finisce la sua corsa , viene “ucciso” e portato in corteo nelle vie cittadine, accompagnato dal suono della banda.

Il Carnevale ad Offida non finisce di certo con il bove finto, anzi prosegue con veglioni danzanti e con l’appuntamento tradizionale del martedì grasso: li v’lurd.

 

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Ecco alcune immagini dell’edizione 2013 del Bove Finto e Li Velurde

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i dolci fritti di Carnevale : ravioli con ricotta fritti, castagnole alla sambuca e fregnacce

 

E’ carnevale, un tripudio di colori, sapori e golosità!..Nell’Alto Lazio, per la gioia di grandi e bambini, è il momento di portare in tavola castagnole, frappe, ravioli e “fregnacce”.. tutti rigorosamente fritti e gustosissimi.

Le ricette riportate potete ritrovarle anche nel  libro di Italo Arieti, “Tuscia a Tavola, Ricette, Curiosità, Tradizioni gastronomiche dell’Alto Lazio” , anche se

Castagnole viterbesi alla sambuca:

Ingredienti: 4 cucchiai di zucchero, 4 cucchiai di olio di oliva ( o 100 gr di burro),  4 cucchiai di sambuca viterbese,4 cucchiai di acqua, mezza cartina di lievito, 4 uova, buccia di limone, zucchero a velo, farina q.b., olio per frittura.

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Procedimento: amalgamare, in una terrina , le uova e lo zucchero, aggiungere l’olio di oliva, lievito, la buccia grattugiata di un limone, la Sambuca, l’acqua, la farina. Si deve ottenere una pastella di media consistenza. In una padella far scaldare l’olio poi versare l’impasto usando un  cucchiaino da dessert, in maniera tale da ottenere cucchiaiate di impasto separate e  ben distanziate. Per dare la forma sferica alle castagnole occorre  roteare orizzontalmente la padella. Il termine castagnole, deriva appunto dalla forma a “castagna” che si ottiene dopo la frittura. Una volta che le castagnole avranno raggiunto la colorazione dorata e la giusta cottura,  tolgono dal fuoco e si mettono su carta assorbente per farle asciugare, quindi si spruzzano con liquore e si spolverano di zucchero a velo.

In questa ricetta troviamo la  sambuca viterbese: un distillato a base di anice stellato, fiori di sambuco, alcool, zucchero ed acqua (gradazione alcolica di 40 – 43°),  questa bevanda  alcolica ha uno spiccato aroma di anice e un gusto dolce, è ottima  come digestivo o usata come ingrediente aromatizzante nei dolci; il suo aroma di anice esalta i piatti a base di castagne” . Chiaramente potete spruzzare le castagnole anche con altri distillati a base di anice, ottenendo un sapore molto piacevole.

 

Frappe

Ingredienti: 500 gr di farina, 1 cucchiaio di zucchero, un uovo più 2 rossi, zucchero a velo, 30 gr di strutto, un pizzico di sale, vino bianco, olio per friggere.

Procedimento: fare una pasta con uova,  30 gr di strutto, zucchero, sale, farina, vino.Fate riposare il panetto per circa un’ora in ambiente tiepido e coperto con un panno, stendere poi la pasta a sfoglia e ritagliare da questa dei rettangoli lunghi circa 10 cm e larghi 3-4sm. Immergete  questi ritagli di impasto  in padella, con olio caldo e lasciarli dorare, quando le frappe sono divenute croccanti tirarle fuori e metterle ad asciugare su carta assorbente. Spolverizzare  infine le frappe con  lo zucchero a velo.

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Ravioli con la ricotta fritti:

Ingredienti per la pasta: 500 gr farina, 2 uova, burro, latte 1 bicchiere, 1 o 2 cucchiaini di zucchero, un pizzico di sale

Ingredienti per il ripieno dei ravioli di ricotta fritti: 600 gr di ricotta, 250 gr di zucchero, 1 uovo intero e 1 rosso, una bustina di cannella, un limone, rhum.

Procedimento: fare la pasta con farina, uova, noce di burro, zucchero, sale, latte. Impastare bene e lasciare riposare per almeno mezz’ora. Stendere la pasta a sfoglia e tagliarla a strisce di larghezza 15 cm.

Preparare a parte il ripieno dei ravioli usando ricotta, zucchero, cannella, uova, buccia grattugiata di un limone, due bicchierini di rhum (o  liquore all’anice). Amalgamare bene quindi versare il composto sottoforma di palline con un cucchiaino a distanza di 10 cm l’uno dall’altra sulla pasta. Ripiegare la pasta facendo coincidere i bordi laterali, tagliare creando dellle  mezze lune, comprimere i bordi usando il bordo della forchetta e metterli a friggere nell’olio ben caldo. Togliere i ravioli e adagiarli su carta assorbente per farli asciugare e poi spolverizzare con zucchero a velo.

 

Fregnacce di Acquapendente:

Ingredienti: Farina di grano, sale, olio di oliva, acqua.

Procedimento: impastare una pastella di media densità sciogliendo la farina in acqua fredda, salandola e lasciandola riposare per alcune ore (eventualmente i potete  aggiungere un uovo intero e del latte). Prendete una padella con manico lungo, versatevi dell’olio, fate riscaldare e poi toglietelo e spandete nella padella un cucchiaio di pastella, una volta cotta girarla dall’altro lato e lasciare cuocere per qualche secondo poi depositare su un piatto e spolverizzare sopra dello zucchero (se volete provare la versione dolce). Una volta servito ogni commensale può scegliere di farcire con cioccolato o marmellata, arrotolandolo  poi come se fosse un cannolo.

 

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Consigli finali per friggere:

Dolci fritti leggeri, friabili e non unti? Usare lo zucchero con molta parsimonia per l’impasto

Tra gli oli non raffinati il punto di fumo più alto è registrato dall’olio extravergine d’oliva (210 gradi) che quindi è il più adatto per friggere mentre i gettonati oli di semi di girasole o di mais hanno un punto di fumo molto basso. Numerosi studi a riguardo hanno dimostrato un dato certo, l’olio di oliva [http://www.frantoionline.it/200912293352/dieta-e-salute/frittura-quale-olio-usare-per-friggere.html], in generale, è il miglior grasso da frittura in assoluto per quanto riguarda sia gli aspetti nutrizionali che salutistici.

Una corretta frittura la si ottiene quando il cibo è immerso in un bagno d’olio che, raggiunta una temperatura di 160-180°C, provoca l’evaporazione dell’acqua superficiale (da qui la formazione della famosa crosta dorata) e la cottura omogenea della parte interna dell’alimento

Far asciugare bene nella carta assorbente i dolci fritti, usando anche le di carta marroni del pane e della frutta: riciclabili, a costo zero e ottime per assorbire la frittura

 

Buon appetito e buon carnevale!

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“Gustando il medioevo” : una cena medievale a Sant’ Elpidio a Mare

Nella sera del 15 settembre 2012, tra le antiche mura di Sant’ Elpidio a Mare, tornano gli antichi sapori della cena medievale, allietata da musici e giullari

Dopo il buon successo delle scorse edizioni, si rinnova per il quinto anno consecutivo l’appuntamento con “Gustando il Medioevo”, la manifestazione promossa dall’Amministrazione Comunale di Sant’ Elpidio a Mare, per far conoscere un altro aspetto di questa straordinaria epoca storica. Dopo le tradizionali rievocazioni storiche che hanno animato la città elpidiense, l’ Assessorato alla Cultura e Turismo in collaborazione con la Contrada San Martino coinvolgeranno concittadini e turisti, in un viaggio a ritroso nei secoli, invitandoli ad essere protagonisti di un vero banchetto di corte, sotto le stelle.

Sabato 15 settembre, nella suggestiva sede di Contrada, infatti, andrà in scena la cena medioevale, ogni commensale potrà tornare a rivivere l’atmosfera della civiltà cortese e provare così l’emozione di partecipare ad un banchetto medievale perfettamente ricostruito, ricco di fascino e leggenda.

Una volta accomodati ai tavoli, inizierà la cena che sarà servita secondo i lenti servizi di una volta, con ricche portate elaborate sulla base di ricettari medievali per gustare sapori e aromi di un tempo. La serata sarà guidata da un maestro di cerimonie che aiuterà il pubblico a comprendere e a meglio gustare le varie fasi della cena, i piatti serviti e i principali utensili adoperati nel Medioevo. Per questo saranno allestite lunghe tavolate, con stoviglie in coccio e posate in legno. La cena sarà servita da “servitù” in costume, mentre il giullare Messer Lurinetto, gli Errabondi Musici e il giocoliere Janneson Cabral da Silva ricreeranno l’ambiente di corte.

La suggestione sarà tale che sembrerà di avere a fianco le ombre di nobili cavalieri, signorotti e dame che richiameranno alla memoria lo splendore di antiche casate, per trascorrere, così, una serata romantica, indimenticabile, in ricordo d’altri tempi, altri mondi, altri suoni e altre voci.

Testimonial d’eccezione il Prof. Tommaso Lucchetti, insigne storico della cultura gastronomica e dell’arte conviviale, autore di numerose pubblicazioni (articoli su periodici accademici e volumi monografici). La sua ultima fatica, dopo aver curato tra gli altri anche il libro “La cucina dello Spirito”, è il volume scritto assieme a Ugo Bellesi ed Ettore Franca “Storia dell’alimentazione, della cultura gastronomica e dell’arte conviviale nelle Marche”.

Prima della cena i turisti potranno calarsi nell’atmosfera tipicamente medievale, passeggiando per le vie del centro storico  di Sant’ Elpidio a Mare, ricco di tante testimonianze fino ad arrivare alla splendida Torre Gerosolimitana o dei Cavalieri di Malta che, con i suoi 28 metri di altezza, domina tutta la valle.

 

La partecipazione è possibile solo su prenotazione.  Info:07348196373-407  Prenotazioni:3201430083

Sito comune Sant’Elpidio a Mare

 

Cena medievale a Sant' Elpidio a Mare

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Il trasporto della Macchina di Santa Rosa a Viterbo: ecco un pacchetto turistico in agriturismo apposta per voi!

Ogni anno, il 3 settembre, Viterbo si ferma…l’aria vibra di attesa sin dal giorno precedente, quando il centro storico è invaso da una moltitudine di persone che seguono il corteo storico e il cuore di santa Rosa portato in processione. Santa Rosa, la giovane che nel XIII secolo, alla sua morte, fu santificata per acclamazione popolare, è nel cuore di ogni viterbese e non solo.

Dopo sette anni dalla sua morte, comparsa in sogno ripetutamente a papa Alessandro IV, questi decise di traslarne il corpo dalla piccola chiesa di Santa Maria del Poggio alla Chiesa delle clarisse, non troppo lontano, dove in vita Rosa aveva tentato di entrare come monaca. Con grande stupore il corpo apparve incorrotto come le stesse rose che la inghirlandavano, ancora fresche e profumate ..(ancora oggi il corpo e visibile ai pellegrini nel Santuario, si presenta annerito per un incendio che subì e dal quale fu tratto comunque integro).

Ogni anno, dal 1258, il popolo volle ricordare quella traslazione, portando un’immagine o una statua della santa illuminata su un baldacchino. Questo assunse un’altezza sempre più importante, fino a diventare un vero e proprio “campanile” (Macchina di Santa Rosa) che cammina, trasportato da circa 100 facchini, i “cavalieri” di Santa Rosa, gli eroi per un giorno della città, vestiti tradizionalmente di bianco (la purezza della santa) con una fascia rossa (il rosso cardinalizio) a mo’ di cinta. I facchini addetti al trasporto della Macchina di Santa Rosa, si dividono in “ciuffi”, “spallette”, “stanghette” e “leve” a seconda della loro posizione sotto la macchina o del loro ruolo durante il percorso.

Il trasporto si svolge lungo un chilometro nelle vie del centro storico dalle 21 alle 23 circa, lungo il tragitto le luci vengono spente, in modo che a mano a mano che avanza, la macchina di Santa Rosa, illuminata, possa squarciare il buio con un effetto scenografico suggestivo, tra ali di folla acclamante e al suono di un inno proposto solo in questa occasione dalla banda che precede a ritmo veloce l’avanzare della macchina e “canticchiato” da tutta la folla che cerca di incoraggiare i facchini nell’arduo compito.

Lungo il percorso della Macchina di Santa Rosa ci sono cinque soste, per permettere ai facchini di “riprendere fiato” e far si che tutti possano ammirare la struttura. Il tratto più impegnativo è certamente l’ultimo, quello che accompagna definitivamente la macchina al santuario: la pendenza della strada è importante, il passo dei facchini accelera come in un corsa, alcuni devono mettersi alle corde per bilanciare la mole della macchina, la fatica è centuplicata per i facchini che si trovano nella parte sottostante, tutti stanno con il fiato sospeso. Poi finalmente l’arrivo, la posa sui cavalletti di sostegno, l’abbraccio dei facchini con i familiari e le autorità.. anche questo trasporto è giunto a compimento tra la commozione di tutti.

Molte le emozioni che il Trasporto della Macchina di Santa Rosa suscita nei presenti: ammirazione, stupore, devozione – i facchini realizzano questa impresa con devozione verso Santa Rosa – amore per la tradizione e per le proprie “origini” da parte dei viterbesi e ammirazione e commozione provata dai moltissimi turisti, sempre più presenti a Viterbo per questa occasione.

Molto si può dire ancora sul Trasporto, ma è uno spettacolo che solo vedendolo di persona può suscitare quelle sensazioni uniche che val la pena di provare.

 

 

 

Il pacchetto turistico che abbiamo pensato per voi (in collaborazione con Agriturismo Il Fiorile )

Viterbo si prepara ogni anno al meglio per offrire al turista una serie di eventi collaterali che possano interessare e coinvolgere tutti i visitatori: il Settembre Viterbese propone eventi sportivi, culturali, artistici, spettacoli teatrali, concerti e manifestazioni che per un intero mese fanno da cornice a questa manifestazione così unica bella ed importante per tutto il territorio della Tuscia.

In collaborazione con l’agriturismo Il Fiorile abbiamo pensato ad unpacchetto turistico  che comprende il soggiorno in Agriturismo con piscina Il Fiorile  (sito in Vitorchiano – VT ) ,  3 notti in mezza pensione, visite guidate con guida turistica abilitata della Provincia di Viterbo,  partecipazione al corteo storico del 2 settembre e trasporto della Macchina di Santa Rosa del 3 settembre, (possibilità di  sconto per gruppi).

 

PROGRAMMA DEFINITIVO:

 

sabato 1 settembre

– ore 14.00 arrivo e sistemazione presso il Fiorile e County House Chiaraluna, in Vitorchiano (Viterbo)

– relax e per chi volesse, bagno in piscina

– 16.30 partenza per la VISITA GUIDATA alla Basilica di Santa Maria della Quercia (a La Quercia) e alla Rinascimentale Villa Lante a Bagnaia  (il Parco più bello d’Italia 2011)

– 20.30 Cena in Agriturismo (Il Fiorile)

– 22.30 breve introduzione (con video) alla storia di Santa Rosa e al trasporto della macchina

 

domenica 2 settembre

-ore 7.45/8.45 colazione

– 9.00 partenza per Viterbo, a soli 10 minuti da Vitorchiano

– 9.30 la giornata inizia con la visita alla casa della Santa e Messa nella Basilica di Santa Rosa;

– passeggiata a ritroso del percorso che interessa il trasporto della Macchina di Santa Rosa per le vie del centro storico (curiosità, aneddoti).

– 13.30 Pranzo in spaghetteria nel Guinness World Records per il maggior numero di ricette per spaghetti, oltre a specialità alla griglia e cucina tradizionale (circa € 15 escluso dal pacchetto)

– 15.30 VISITA GUIDATA al Quartiere Medievale di San Pellegrino, all’antica chiesa di Santa Maria Nuova; al Palazzo dei Papi, alla Viterbo sotterranea con sosta per una degustazione.

– 18.00 CORTEO STORICO e processione del cuore di Santa Rosa per le vie del centro; sfilano i facchini di Santa Rosa, protagonisti del trasporto del 3 settembre

– 20.00 appuntamento e partenza per Hotel

– 20.30 Cena in agriturismo

– 22.30 Passeggiata per il borgo antico di Vitorchiano

 

lunedì 3

– 7.45/8.45 colazione

– 9.00 partenza per la VISITA GUIDATA all’affascinante borgo di Civita di Bagnoregio (terra natale di san Bonaventura), meglio conosciuta come la “città che muore”

– 13.30 pranzo in Agriturismo (più cena al sacco)

– 15.30 partenza per Viterbo, scelta dei posti lungo il percorso e attesa per il

TRASPORTO DELLA MACCHINA DI SANTA ROSA delle ore 21 (arrivo ore 23 circa)

 

martedì 4

-7.45/8.30 colazione e partenza

 

 

Non resta che prenotare: a settembre destinazione Viterbo!

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A piedi da Assisi ad Ascoli Piceno lungo il cammino francescano della Marca

Si parte il 25 Aprile da Assisi: centro mondiale della spiritualità francescana, per giungere sulla tomba di Sant’ Emidio  (primo vescovo del capoluogo piceno,  venerato come protettore dai terremoti)  ad Ascoli Piceno il 2 Maggio 2012, percorrendo l’antico cammino francescano della Marca;  un percorso tra  colline e boschi dell’ Appenninio che per secoli è stato percorso dai fedeli nel nome di San Francesco e anche stavolta, come nei secoli scorsi, verrà percorso a piedi.

L’esperienza del cammino, in un’epoca in cui il progresso ci ha fatto dimenticare la presenza di questi antichi sentieri usati anche dai nostri avi in tempo di transumanze, ci permette di riscoprire non solo i luoghi della fede francescana che per secoli sono stati meta di viandanti e pellegrini, ma anche di poterci allontanare dal caos delle città e poterci elevare, non solo dal punto di vista geografico, attraverso la riscoperta dell’essenzialità della vita.

Una esperienza eccezionale, tra natura e spiritualità, quella del  cammino francescano della Marca, che  con  il suo  percorso di oltre 176 Km tra centri storici  (quindici sono i comuni attraversati: Assisi, Spello, Foligno, Serravalle di Chienti, Muccia, Pievebovigliana, Caldarola, Cessapalombo, San Ginesio, Sarnano, Amandola, Comunanza, Palmiano, Venarotta, Ascoli Piceno), boschi e luoghi di culto si inserisce all’interno di un ambizioso progetto che vede in prima fila la Provincia di Ascoli Piceno: quello di riaprire l’antico sentiero che per secoli ha unito il territorio umbro e quello marchigiano attraverso un itinerario che  diventa anche un percorso di ricerca interiore.

Il percorso,  voluto dalla Provincia di Ascoli Piceno, grazie alla collaborazione di Arte Nomade  e della Confraternita di San Iacopo di Compostella, sarà  l’evento che anticipa la  seconda edizione del  Festival dell’ Appennino :  un connubio tra escursionismo ed eventi culturali che mira a far riscoprire (e far vivere) il fascino di borghi  e luoghi montani dell’ Appennino (luoghi a volte dimenticati) trasformandoli in palcoscenici naturali in cui si svolgono  di volta in volta rappresentazioni teatrali, dibattiti, si recitano poesie,  o ci si lascia travolgere da musiche e danze tipiche.

Per iscrizioni e info: www.festivaldellappennino.it

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Viterbo il 25 marzo si ripete la tradizionale Fiera dell’Annunziata

Ogni 25 marzo, giorno in cui la chiesa festeggia l’Annunciazione dell’Angelo a Maria, la città di Viterbo si ferma per una grande Fiera, appunto la Fiera dell’Annunziata.Centinaia di bancarelle invadono le piazze e le vie principali del centro cittadino, con i loro colori, l’allegria, i profumi. In esposizione tantissimi prodotti, dall’artigianato all’abbigliamento, dai giocattoli alle piante, a mille curiosità.

Il percorso della Fiera si delinea sull’asse che va da Porta Romana a Piazza del Plebiscito, scende a Piazza del Sacrario e risale verso Piazza del Teatro e Piazza della Rocca. Quindi, sia che si entri da Porta Romana che da Porta Fiorentina, le due principali porte che si aprono sulle antiche mura cittadine, ci si ritrova sempre immersi nel vociare festante della Fiera.

Durante la visita ci si può fermare a degustare un goloso panino con la porchetta di Vallerano, oppure pannocchie arrostite e crepe con la nutella e molteplici sono le possibilità gastronomiche offerte dai tanti ristoranti e pizzerie che si trovano in zona.

 

Se siete amanti degli spaghetti è d’obbligo una tappa in La Spaghetteria , la cui terrazza si affaccia su Via Cavour, una delle vie della Fiera. L’ingresso al ristorante invece è su Via Saffi, al civico 61.

Perché consiglio questo locale? Vi basti sapere che nel 1985, dopo solo due anni dalla sua apertura, è entrato nel Guiness Worl Records per “il maggior numero di ricette per spaghetti, oltre 315 tipi diversi di condimenti”, tutti sempre disponibili, la maggior parte dei quali appellati con nome di persona e accuratamente descritti negli ingredienti sui menù. Se siete diverse persone a tavola, l’ideale è prendere piatti diversi per poi assaggiare quanti più sughi possibile..meritano. L’ambiente è confortevole, ma se è una bella giornata approfittatene per mangiare nella deliziosa terrazza.

La città offre tanti spunti “fuori fiera”, così all’altezza di Piazza del Plebiscito si può deviare dal percorso delle bancarelle per dirigersi e arrivare in pochi minuti al quartiere medievale di San Pellegrino e al Palazzo Papale, dove si tenne il primo conclave della storia, quello da cui l’elezione pontificia prese il suddetto appellativo.

Viterbo è un piccolo scrigno di tesori storici e artistici da scoprire e la Fiera, che quest’anno cade di domenica, può fornire l’occasione per un weekend primaverile davvero piacevole e divertente.

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Le tradizioni della Quaresima a Chieti: il recupero di sapori e di riti antichi in Abruzzo

La città di Chieti è nota in tutta Italia per la sua antichissima processione del Venerdì santo che secondo i documenti sarebbe la prima in assoluto nella storia della Chiesa, essendo regolarmente realizzata a partire dal IX secolo. Il culmine dei riti della Settimana santa è un evento che catalizza l’attenzione di decine di migliaia di persone e che l’anno scorso ha fatto giungere nel capoluogo teatino anche una intera troupe della BBC.

Quest’anno il Comune ha aggiunto un nuovo tassello alla ricostruzione della sua storia di fede e di cultura, allargando lo sguardo all’intera Quaresima, il tempo liturgico compreso tra il Carnevale e il Triduo Pasquale, non meno carico di tradizioni e di sapori, legati però all’austerità, al digiuno, all’astinenza dalle carni. Nasce così “Non di solo pane vivrà l’uomo”, una serie di appuntamenti che punteggiano i quaranta giorni che precedono la Pasqua e che riscoprono, innanzitutto a tavola, le peculiarità di una civiltà che è insieme contadina e cittadina. Continua la lettura di Le tradizioni della Quaresima a Chieti: il recupero di sapori e di riti antichi in Abruzzo

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La processione del Venerdì Santo a Bagnaia (Viterbo)

Nell’Alta Tuscia, a Bagnaia, (pochi chilometri da  Viterbo), il Venerdì Santo la gente si ritrova ad affollare la piazza principale del paese..l’atmosfera è intensa, si incontrano amici e parenti, molti sono i bagnaioli, e tante le persone che vengono da più lontano. Ci si raccoglie attorno alla scalinata delle chiesa di San Giovanni Battista, da cui, verso le 21.30, inizia la Rievocazione Storica della Passione di Cristo.

In ogni angolo d’Italia questa è una notte particolare, in molti borghi mai si è sopita l’antica tradizione di rievocare la Passione di Cristo, un modo di coinvolgere sempre più le genti verso il mistero della Crocefissione e della Resurrezione, raccontando in strada i Vangeli attraverso recite ed attori.

A Bagnaia questa tradizione nacque nel lontano 1618: in solenne pompa funebre un tamburino, verso l’una di notte, precedeva il corteo composto da un cavaliere su un cavallo superbamente bardato, dietro, incappucciati e con fiaccole in mano, seguivano i soci della confraternita di San Carlo e, alle loro spalle, una maestosa bara con le spoglie di Cristo.
Oggi la processione è composta da 400 figuranti in abiti storici, divisi in diciotto quadri, che rappresentano la Passione di Gesù. I quadri sfilano lentamente, guidati da una voce esterna e, pian piano, vengono rievocati tutti i protagonisti degli ultimi momenti di vita di Gesù. Nel punto più alto del paese la rievocazione giunge infine alla crocefissione vera e propria: tre uomini, che personificano Gesù e i ladroni, sono issati sulle croci e poi, tra tuoni e fulmini, dopo aver perdonato i suoi carnefici, Gesù muore. In un composto e commosso silenzio viene quindi calato il Cristo. Un corteo funebre si avvia, accompagnato dal suono della banda, verso la chiesa.
La devozione, il senso delle tradizioni, il sentimento di appartenenza fa sì che molti viterbesi amano e sono legati a questa secolare Rievocazione, sempre più seguita anche da tanti pellegrini che, con l’occasione, possono visitare l’antico borgo della Tuscia, il cuore medievale e i vicoli rinascimentali, attraverso cui si arriva al Cinquecentesco giardino di Villa Lante, tra i più belli d’Italia.

evento segnalato da: Chiara

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Il Carnevale storico ad Ascoli e nel Piceno

Il Carnevale, momento dell’anno che si celebra nei paesi di tradizione cattolica, è una festa molto sentita in Italia. Elemento caratteristico del Carnevale è il ricorso a costumi, che permettono a chiunque di poter, seppur per pochi giorni, prendere in giro i potenti o trasformarsi nel proprio personaggio preferito e partecipare a balli, feste e cene con indosso questa maschera.
Quando si parla del Carnevale italiano, subito immaginiamo le sfilate di carri allegorici a Viareggio, la battaglia delle arance di Ivrea o le incantevoli maschere di Venezia che affascinano i turisti di tutto il mondo .

Nel territorio Piceno, proprio nel cuore dell’Italia, il Carnevale viene vissuto dalla popolazione come un evento che permette ad ognuno di divenire protagonista, trasformandosi in regista o attore di brevi scenette comiche, ispirate a situazioni e personaggi del panorama nazionale o locale, che si svolgono nelle vie cittadine. Ad Ascoli Piceno, durante la domenica e il martedi di Carnevale, nelle vie e piazze del centro storico, illuminate e addobbate per l’occasione, cittadini di tutte le età, indossata la maschera (spesso realizzata in modo casalingo, talvolta ricorrendo ad attrezzi della campagna o costruendo scenografie mobili) danno vita a esibizioni basate su esili canovacci che ben presto lasciano spazio all’improvvisazione e al coinvolgimento del pubblico presente nello spazio antistante, fino a farli diventare a loro volta attori..

Ascoli Piceno Carnevale in piazzaUn Carnevale, quello ascolano, che discende direttamente dai Saturnali ed ha assunto nei secoli una sua connotazione originale che lo rende unico proprio perchè permette a chiunque, per qualche giorno, di potersi mettere in gioco, celato da una maschera o a volto scoperto e poter fare il verso ai potenti: sindaci o assessori locali, politici, attori o calciatori, nessuno si salva dalla pungente ironia che caratterizza il Carnevale ad Ascoli Piceno.

Il tradizionale concorso per maschere singole e gruppi mascherati, che vede sfidarsi ogni anno decine di ascolani di tutte le età, mira proprio a valorizzare l’originalità, la spontaneità e l’umorismo, incentivando la partecipazione delle giovani generazioni tramite un’apposita sezione “nonni e nipoti”; accanto alle maschere che partecipano ufficialmente al concorso, sono moltissimi gli ascolani che, magari all’ultimo minuto, decidono di organizzare una scenetta e si buttano nella mischia.

Alla settimana di Carnevale vera e propria si arriva dopo una serie di appuntamenti ormai tradizionali, che iniziano con la festa di sant’Antonio Abate (17 gennaio). In questa occasione, i gruppi folkloristici locali, indossati i vestiti contadini di un tempo, percorrono il centro storico cittadino intonando i canti della tradizione popolare in onore del Santo. Seguono poi la domenica degli amici e la domenica dei parenti; in quest’ultima occasione nonni e figli si ritrovano nella piazza del mercato (“piazza della verdura”) per dare vita alla Festa della Fantasia. I festeggiamenti di Carnevale iniziano il giovedi grasso (giovedi di Carnevale) con il torneo di ramazza tra gli studenti delle scuole cittadine , alla presenza di Sua Maestà il Re del Carnevale.gruppo ascoli piceno carnevale

A pochi chilometri da ascoli, nel borgo storico di Offida, durante il periodo di Carnevale è possibile assistere a “Lu bbove finte” e “Li Velurde” : due manifestazioni la cui esistenza è documentata da scritti di oltre due secoli fa, che ancora al giorno d’oggi riescono ad attirare, nel centro della cittadina, persone provenienti da tutta la regione.
“Lu bbove finte” ,ovvero il bove finto, ricorda molto la famosa corsa dei tori di Pamplona, con la differenza che ad Offida, il toro è uno solo ed appunto è posticcio (si tratta di una struttura di legno al cui interno si danno il cambio alcuni  figuranti).

Il bove, circondato dalla folla (che indossa il tipico costume bianco e rosso denominato “guazzarò”) percorre, con improvvisi cambi di traiettoria, le vie cittadine durante il pomeriggio del venerdi di Carnevale; la corsa del toro si svolge  tra musiche, canti, fiumi di vino rosso e tanta baldoria, che travolge anche i non offidani, che subito si  immergono nel clima della festa.
All’imbrunire,  quando ormai la stanchezza tra i partecipanti prende il sopravvento, il toro finisce la sua corsa nella piazza principale del paese, dove  viene simbolicamente ucciso e portato in processione tra le antiche vie mentre i partecipanti intonano l’inno del carnevale offidano (l’Addio del volontario) .

Il martedi di Carnevale, sempre ad Offida, nel tardo pomeriggio si rinnova la tradizione de “li velurde”: fasci di canne imbottiti di paglia che vengono bruciati e portati in processione lungo le vie medievali del centro storico, da uomini e donne con indosso i guazzarò. Arrivati sulla piazza di Offida, i partecipanti bruciano, in un enorme falò i fasci di canne e si inizia la festa finale, tra canti e balli per dare l’addio alle feste di Carnevale.

Bove finto
Il bove finto ad Offida

Accanto all’aspetto ludico, il Carnevale piceno propone invitanti piatti tipici: il pranzo di Carnevale inizia con un primo piatto a base di ravioli ripieni di “cacio e cannella” e termina con i ravioli dolci (ripieni di crema pasticcera o con il tipico impasto di castagne e cacao), le sfrappe e le castagnole.

 

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