Quando la Moda è anche green: intervista a Riot Clothing Space (Verona)

Nel nostro viaggi tra i talenti della moda italiana arriviamo a Verona, dove incontriamo Simone, ideatore di RIOT Clothing Space : un Laboratorio artigianale in cui si realizzano capi unici o meglio uno spazio in cui si fa ricerca sui materiali, si lavora in un’ottica Green e si punta alla vestibilità. Ne approfittiamo per scambiare quattro chiacchiere sul progetto RIOT CLOTHING SPACE

-Il nome del Tuo brand sembra dare l’idea di qualcosa che rimanda al kaos cosmico, al tumulto e al disordine, ma qual è il vero significato che queste parole nascondono?

Il volere fare moda in maniera diversa, il riunire all’interno dello stesso progetto tanti elementi che di per se, già da soli, vanno a caratterizzare un prodotto diverso, alternativo, non conferme alle regole, e di conseguenza messi assieme creano quella che è la mia immagine ma altresì il mio kaos. Riot perché è un prodotto commerciale ma green, Riot perché l’ottica di lavoro è verso l’unisex (anche se con delle limitazioni legate al mercato di riferimento), Riot perché destrutturato, Riot perché al di fuori delle tendenze moda ma all’interno di tanti messaggi e storie.

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-Quando nasce il Tuo marchio e perché puntare sull’eco-sostenibilità?

Il marchio come RIOT CLOTHING SPACE, nasce a fine 2014, ma era già da due anni che come hobbysta vendevo su Etsy. L’idea eco nasce dalla voglia del recupero di materiali, ancora bellissimi, ma abbandonati nelle soffitte e nelle cantine, di parenti ed amici in primis, dalla voglia di ridare loro una possibilità di “vivere” e di attualizzarsi. Io in primis ho sempre amato brand che recuperano vestiti vintage e li attualizzano, ritingendoli o trasformandoli, per cui era inevitabile che prima o poi, anche io stesso, arrivassi a farlo.

– Che tipo di materie vengono riciclate e riutilizzate per rendere green le tue realizzazioni? Cosa ti ispira nella tue creazioni?

Di fatto recupero qualsiasi materiale che riesci ad assemblare con la macchina da cucire. Ho un giro di contatti, fra parenti ed amici, che periodicamente mi portano dei materiali che a loro volta recuperano, o perché sono scarti delle aziende dove lavorano o perché, grazie al passaparola, li ricevono. Per cui riutilizzo di tutto dalla seta alla pelle.

Le ispirazioni arrivano da tutti i fronti, siamo tempestati da immagini e suoni, e se siamo abbastanza curiosi andiamo a ricercare la loro provenienza, andiamo a capire il senso di ciò che ci succede attorno. Il tutto lo vado poi a filtrare con i tessuti che ho a disposizione, in taluni casi ci aggiungo dei tessuti che faccio stampare su mio disegno e così nasce il mio stile.

-Quali sono gli ostacoli che si incontrano nella creazione di prodotti più sostenibili?

La difficoltà principale è garantire la composizione del tessuto. Attraverso dei processi molto elementari si riesce a capire se il tessuto è sintetico o naturale, se è di lana o cotone, se è misto lana e sintetico, ma la composizione esatta non si ha mai. Di conseguenza non vi è sempre una garanzia per quelle persone che hanno delle allergie legate a certe fibre tessili.

Altra difficoltà ma di minore importanza, è l’assortimento dei materiali; non sai mai cosa si riesce a recuperare ed in che tempistiche, motivo per cui a volte sono costretto ad acquistare dei materiali nuovi per riuscire comunque a dare un’offerta di prodotto adeguata alla stagione.

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-Come pensi che il mercato del fashion stia rispondendo a questo nuovo modo di fare moda? Quali sono i prodotti che più ti richiedono?

Sicuramente la mia modalità di lavoro non è possibile riproporla in una azienda, in quanto dovendo gestire degli ordini di produzione dello stesso articolo, è necessario avere la materia prima a disposizione; altresì vedo che ci sono svariati progetti, o marchi, che puntano sulla caratterizzazione green da tessuti nati dal riciclo di altre fibre alle ormai ben famose borse fatte con i teloni dei camion.

Non riesco ad identificare un prodotto che vada per la maggiore, sarà che all’interno dello spazio ho veramente una vasta scelta di prodotti, dai portafogli ai berretti, dalle sciarpe alle borse in qualsiasi forma, e tutto l’abbigliamento. C’è il momento che vendo solo bustone porta oggetti e quella che vendo solo magliette, i giorni delle gonne e quelli delle sciarpe, poi ho aperto da poco, magari verso la fine dell’anno riuscirò ad identificare quale sia il prodotto su cui puntare di più.

 

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– Progetti futuri?

Si è da poco concluso il primo Artwork Contest, con la vincita dell’illustratore spagnolo Juan Castano, che ha creato per me una stampa con la quale ho realizzato dei prodotti già in vendita in negozio e nei prossimi giorni anche nel mio negozio Etsy.

Stiamo già pensando ad un altro progetto a 4 mani, sempre tra me e Juan, per una capsule collection, ma si andrà verso giugno per sapere qualcosa di certo. Nel frattempo sto cercando di lanciare un altro contest, questa volta mi piacerebbe lanciarlo all’interno di una scuola di design.

Continua la programmazioni di corsi ed eventi per tutti i sabati pomeriggio, che stanno ricevendo sempre più interesse, e naturalmente continua la realizzazione di nuovi prodotti per il negozio.

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