A piedi da Assisi ad Ascoli Piceno lungo il cammino francescano della Marca

Si parte il 25 Aprile da Assisi: centro mondiale della spiritualità francescana, per giungere sulla tomba di Sant’ Emidio  (primo vescovo del capoluogo piceno,  venerato come protettore dai terremoti)  ad Ascoli Piceno il 2 Maggio 2012, percorrendo l’antico cammino francescano della Marca;  un percorso tra  colline e boschi dell’ Appenninio che per secoli è stato percorso dai fedeli nel nome di San Francesco e anche stavolta, come nei secoli scorsi, verrà percorso a piedi.

L’esperienza del cammino, in un’epoca in cui il progresso ci ha fatto dimenticare la presenza di questi antichi sentieri usati anche dai nostri avi in tempo di transumanze, ci permette di riscoprire non solo i luoghi della fede francescana che per secoli sono stati meta di viandanti e pellegrini, ma anche di poterci allontanare dal caos delle città e poterci elevare, non solo dal punto di vista geografico, attraverso la riscoperta dell’essenzialità della vita.

Una esperienza eccezionale, tra natura e spiritualità, quella del  cammino francescano della Marca, che  con  il suo  percorso di oltre 176 Km tra centri storici  (quindici sono i comuni attraversati: Assisi, Spello, Foligno, Serravalle di Chienti, Muccia, Pievebovigliana, Caldarola, Cessapalombo, San Ginesio, Sarnano, Amandola, Comunanza, Palmiano, Venarotta, Ascoli Piceno), boschi e luoghi di culto si inserisce all’interno di un ambizioso progetto che vede in prima fila la Provincia di Ascoli Piceno: quello di riaprire l’antico sentiero che per secoli ha unito il territorio umbro e quello marchigiano attraverso un itinerario che  diventa anche un percorso di ricerca interiore.

Il percorso,  voluto dalla Provincia di Ascoli Piceno, grazie alla collaborazione di Arte Nomade  e della Confraternita di San Iacopo di Compostella, sarà  l’evento che anticipa la  seconda edizione del  Festival dell’ Appennino :  un connubio tra escursionismo ed eventi culturali che mira a far riscoprire (e far vivere) il fascino di borghi  e luoghi montani dell’ Appennino (luoghi a volte dimenticati) trasformandoli in palcoscenici naturali in cui si svolgono  di volta in volta rappresentazioni teatrali, dibattiti, si recitano poesie,  o ci si lascia travolgere da musiche e danze tipiche.

Per iscrizioni e info: www.festivaldellappennino.it

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Un weekend di primavera a Rimini tra piadine, mare ed eventi mondani


Rimini è sempre bella e in ogni stagione ha tanto da regalare, ma forse la stagione più bella a Rimini è la primavera, quando la città e il lungomare tornano a sbocciare e profumare in tutto il loro splendore.

Rimini e la sua spiaggia lunga 15 chilometri, tra frazioni e frazioncine con i nomi che si rincorrono e si condonfono..Bellariva, Rivabella, Rivazzurra, Miramare, Viserba, Viserbella.. aprono le porte al sole: i “bagni”, gli stabilimenti balneari, tornano in attività dopo la pausa invernale, gli ombrelloni tornano a colorare la spiaggia, la musica, dai piano bar all’aperto dei locali, si diffonde per le strade, i profumi culinari dei ristoranti inebriano l’aria…

La cosa che ho sempre amato fare in primavera a Rimini è passeggiare lungo il porto canale, ai piedi del faro per poi avanzare verso la bocca del porto, e da lì perdere lo sguardo nell’azzurro del cielo e del mare, seguire le barche dei pescatori che rientrano, accarezzare con gli occhi i contorni della costa, mentre intorno le voci soffuse si intrecciano allo sciabordio lieve delle onde che si infrangono sugli scogli, e il sole tiepido di primavera bacia la pelle. Una sensazione intensa, che avvolge veramente tutti i sensi.

Consigliato, dopo questo bagno di sensazioni “saline”, gratificare l’altro senso, il gusto, e fermarsi a mangiare la pizza nella mitica pizzeria al taglio proprio in prossimità del porto e della spiaggia libera. Pizza deliziosa, pochi intimi tavolini bordo spiaggia, prezzi giusti.

E, se poi vi vien voglia di piadina o di pesce, a pochi metri dal porto canale e nelle vie limitrofe, potrete trovare chioschi e ristorantini deliziosi per tutti i gusti e per tutte le tasche. Per finire, ma altamente consigliato, duecento metri o poco più dal porto canale, il buon gelato della gelateria Il Pellicano , un “classico riminese”. All’interno del locale gelato classico, crepe, yogurt, ce ne per tutti i gusti ed occorre assaggiare per credere! Ovviamente seduti fronte spiaggia.

 

Tra gli eventi primaverili e tradizionali da segnalare, se vi trovate a Rimi, c’è il Paganello, una manifestazione in cui sportivi provenienti da tutto il mondo si sfidano a frisbee divisi in squadre, con poche regole e tanto fair-play, musiche, danze, mercatini, e feste multilingue! E’ divertente passeggiare in spiaggia, fermarsi a guardare qualche partita, gironzolare per gli stand, fermarsi a ballare con i ragazzi provenienti da tutto il mondo.

Sicuramente un appuntamento cult!

 

Per gli amanti dell’arte è inevitabile una visita alla Mostra di Palazzo Sigismondo, in centro. Ogni anno le sale quattrocentesco di Castel Sismondo ospitano capolavori provenienti da ogni parte del mondo in una Grande Mostra. Tra le altre, sono state proposte “Parigi. Gli anni meravigliosi, impressionismo contro Salon”, “Caravaggio e altri pittori del Seicento” e quest’anno, dal 21 gennaio al 3 giugno 2012, la mostra è sul tema “Da Vermeer a Kandinsky. Capolavori dai Musei del Mondo dal Quattrocento al Novecento” [, con settanta opere provenienti da trenta musei del mondo per ambiti relativi a “Pittura Italiana nel Quattrocento e nel Cinquecento, Pittura Italiana nel Seicento, Pittura a Venezia nel Settecento, El Siglo De Oro in Spagna, la Golden Age in Olanda, Pittura in Inghilterra tra Settecento e Ottocento, L’età dell’Impressionismo, Pittura nel XX secolo in Europa”; con pezzi rappresentativi dell’arte italiana del Settecento del calibro di Canaletto, Guardì, Tiepolo, Bellotto. Un’emozione davvero imperdibile trovarsi a tu per tu con grandi capolavori della storia dell’arte.

 

Un balsamo per l’umore, gli occhi, il gusto, una sensazione di benessere che Rimini invita a provare, rinnovandosi ogni anno con proposte classiche e nuovi appuntamenti, in linea con il suo essere capitale del Turismo a tutti gli effetti e in tutte le stagioni.

 

Chiara

 

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Urban Style: in mostra a Roma le metamorfosi dei centri urbani viste da quarantaquattro artisti contemporanei

Urban Style mostra a RomaMartedì 3 aprile 2012, alle ore 18,00 a Roma, presso lo Studio Arte Fuori Centro, (via Ercole Bombelli 22), si inaugura la mostra Urban Style a cura di Loredana Rea.
Quarantaquattro sono gli artisti che esporranno le loro opere: Renzo Bellanca, Rosetta Berardi, Franca Bernardi, Marina Bindella, Francesco Calia, Domenico Carella, Pietro Celani, Elettra Cipriani, Giulia Corradetti, Carmela Corsitto, Laura Cristinzio, Gabriella Di Trani, Anna Maria Fardelli, Danilo Fiorucci, Salvatore Giunta, Paolo Gobbi, Cvetka Hojnik, Robert Lang, Margherita Levo Rosenberg, Vincenzo Ludovici, Federica Luzzi, Giuliano Mammoli, Teresa Mancini, Giovanna Martinelli, Cosetta Mastagostino, Rita Mele, Riccarda Montenero, Franco Nuti, Antonio Picardi, Teresa Pollidori, Lydia Predominato, Lucilla Ragni, Fernando Rea, Rosella Restante, Marcello Rossetti, Ninì Santoro, Alba Savoi, Grazia Sernia, Elena Sevi, Nicola Giuseppe Smerilli, Mimmo Torrese, Ilia Tufano, Serena Vallese, Oriano Zampieri.
Il tema che fa da collante al percorso espositivo è la città, intesa come il luogo della difforme stratificazione dei segni delle singole esistenze, che vi hanno trovato e continuano a trovare momentanea o duratura accoglienza.
Storie di argini e di margini, dunque, per ricordare come la città non sia solo un insieme di spazi architettonici, ma un luogo in cui si intrecciano storie e relazioni,  come d’altra parte i fatti di  attualità non smettono di ricordarci.  Non a caso, la curatrice della mostra (Loredana Rea) prende in prestito le parole di Italo Calvino per  sottolineare  di collettività e di dinamismo che la realtà urbana esprime:
<<Potrei dirti di quanti gradini sono le vie fatte a scale, di che sesto gli archi dei porticati, di quali
lamine di zinco sono ricoperti i tetti; ma so già che sarebbe come non dirti nulla. Non di questo
è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato.>>

Gli artisti presenti in mostra sono stati invitati a riflettere intorno alle problematiche che in questi ultimi anni hanno animato i dibattiti intorno alla continua trasformazione dei centri urbani, per offrire i frammenti di un racconto polifonico, in cui dissonanze e armonie contribuiscono a creare una visione legata inevitabilmente alla specificità della propria esperienza.
Ognuno ha realizzato un’opera nelle dimensioni stabilite di cm 40×40, utilizzando la tecnica e i materiali più congeniali alla propria operatività. Si spazia quindi dalla pittura all’utilizzo di materiali eterogenei per esemplificare la molteplicità delle proposte linguistiche spesso molto distanti per formazione e risultati ed esaltare le differenze, le singolarità, le inevitabili diversità di orientamenti, che rappresentano il tessuto vitale della sperimentazione contemporanea.

L’esposizione rimarrà aperta fino al 20 aprile 2012, secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00.

 

Studi Arte Fuori Centro  – Via Ercole Bombelli 22, 00149 Roma – 06.5578101 – 328.1353083

info@artefuoricentro.it  – www.artefuoricentro.it

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Street food a Firenze: il lampredotto dell’Antico Trippaio (dal cuore molisano)

Nel cuore di Firenze, a piazza dei Cimatori, non molto lontano dalla maestosa piazza della Repubblica, a pochi passi dal Duomo, c’è un piccolo camioncino portatore di una delle tradizioni culinarie più nobili ed antiche del capoluogo toscano: il lampredotto, carne bovina che si estrae da una delle parti dello stomaco, quella più compatta e magra.

Questa specialità toscana, che si prepara bollendo la carne in brodo con odori e pomodoro, poi tagliata finemente, può essere gustata al piatto o all’interno di un panino, dove il gusto del lampredotto viene accompagnato ed esaltato da sale, pepe, peperoncino e salsa verde. Il lampredotto è il classico “street food”, che in ogni angolo d’Italia rappresenta la parte più genuina e popolare della tradizione gastronomica di un territorio: per questo, al fine di poterlo gustare correttamente è preferibile affidarsi ai suoi interpreti “di strada” che si trovano ormai in pochi punti di Firenze, piuttosto che nelle osterie e nei ristoranti tipici fiorentini, che pure sono ottimi.

Il panino al lampredotto che “Io scelgo italiano” ha provato direttamente proviene dall’Antico Trippaio, una “istituzione” a Firenze, che dagli anni Trenta è posizionato in una piccola piazza nel cuore stesso della città, meta di veri e propri “pellegrinaggi” di turisti, intenzionati ad assaggiare un elemento della cultura fiorentina che è molto più noto (e più antico) di Dante e di Brunelleschi.

Il panino è bagnato preliminarmente dal brodo nel quale la carne viene cucinata e poi viene riempito (con inusitata generosità) di lampredotto appena riscaldato nella sua acqua ed in seguito, a richiesta dell’avventore, corredato di pepe, peperoncino e salsa verde, elementi che è vivamente consigliato di aggiungere.

Superare la prima impressione “visiva” sulla carne è fondamentale – sempre di interiora stiamo parlando – ma il contatto con le papille gustative scioglierà ogni dubbio. Fondamentale è accompagnare il panino al lampredotto con un buon bicchiere di Chianti rosso, che non manca mai all’interno del camioncino.

Per chi vuole, l’Antico Trippaio può anche farvi assaggiare la classica trippa (la carne che si trova tra l’esofago e lo stomaco del bovino) alla fiorentina, ricetta che prescrive di gustare la carne dopo averla cotta in un ottimo sugo di pomodoro piccante.

La curiosità? I proprietari dell’Antico Trippaio, custodi di una tradizione secolare tipica di Firenze, sono due bravissimi fratelli di origine molisana, che sono trapiantati nel capoluogo toscano da decenni.

Per ogni maggiore informazione si può consultare il sito www.anticotrippaio.com.

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In mostra a Castelli e Teramo la ceramica artistica famosa in tutto il mondo

Ceramicha di Castelli
Opera del ceramista Francescantonio Grue

Le ceramiche di Castelli, centro dell’entroterra teramano inserito nel gruppo dei borghi più belli d’Italia e noto per la sua tradizionale ceramica appunto,  potranno essere di nuovo ammirate dal prossimo 6 aprile 2012, quando sarà allestita un’esposizione provvisoria delle collezioni presenti nel museo (al momento inagibile a causa del terremoto del 2009) nei locali, appena restaurati, del Palazzo Municipale dell’Artigianato, una vecchia fabbrica di maioliche posta nel centro storico di Castelli alla Salita Paradiso, n. 13.

La ceramica di Castelli è la principale attrazione turistica di questo centro (meta ideale per una gita fuori porta essendo facilmente raggiungibile sia dal versante adriatico che da Roma attraverso la A24 uscendo al casello S.Gabriele- Colledara) ed oltre agli oggetti in maiolica,  è possibile ammirare i famosi soffitti, quello cinquecentesco della primitiva “cona” di San Donato e quello seicentesco dell’attuale chiesa di San Donato, che documentano le due monumentali opere in ceramica uniche in Italia (saranno  esposti due pannelli allestiti con una parte dei mattoni maiolicati dei due soffitti).

Inoltre, potranno essere ammirate opere significative dei più famosi ceramisti castellani, dal Cinquecento all’inizio dell’Ottocento, i Pompei, i Grue, i Gentili, i Cappelletti e i Fuina, che hanno reso famoso nel mondo il nome di Castelli, le cui opere sono presenti nei più importanti musei del mondo, dal Metropolitan di New York al Louvre di Parigi, dal British di Londra all’Ermitage di San Pietroburgo, dal Bargello di Firenze al Palazzo  Venezia di Roma, da Capodimonte alla Floridiana e al San Martino di Napoli, per citare i più grandi.

Ulteriore appuntamento artistico-culturale: si terrà a Teramo  (presso  la Pinacoteca Civica di Teramo , in viale Bovio 1) una importante mostra che propone una documentazione significativa della storica produzione ceramica di Castelli. Si tratta di una grande tappa per presentare la famosa collezione “Matricardi” composta in gran parte da opere inedite, di grande valore storico e scientifico. Questa collezione è una documentazione delle produzioni auliche castellane che copre tutto il periodo dal Cinquecento all’inizio dell’Ottocento, nel quale questo paese ha primeggiato nel mondo, che raccoglie pezzi di alta qualità e di grande valore storico e scientifico, che in molti casi contribuiscono a fare chiarezza su aspetti controversi dell’attività di alcuni pittori famosi come Carlantonio e Francescantonio Grue, o rendono finalmente visibile una produzione nota ma non testimoniata come quella di plastificatore di Candeloro Cappelletti.

Per legare questo evento che si svolgerà nel capoluogo teramano all’esposizione  in corso a  Castelli, il Comitato ha concordato di studiare e realizzare un percorso espositivo che, attraverso un biglietto unico, unisca i tre Musei della Provincia: Teramo, Castelli ed Atri, organizzando soprattutto una seconda mostra a Castelli, all’interno del  Palazzo Municipale dell’Artigianato.

La Mostra che si organizzerà in contemporanea a Castelli , dal titolo “Ceramiche d’uso e popolari” presenterà ceramiche castellane soprattutto dell’800, provenienti da collezionisti locali, e significherà una continuità storica con la collezione esposta a Teramo e che prende in considerazione un periodo storico fino gli albori dell’ottocento. Sarà possibile per i visitatori, a distanza di pochi chilometri, avere la possibilità di farsi l’idea completa della storia della maiolica castellana, anche di quella fino ad ora piuttosto trascurata perché, a torto, ritenuta minore.

Questa seconda mostra, complementare a quella di Teramo, si inaugurerà il 21 Luglio e chiuderà i battenti il 30 Settembre 2012.

 

Informazioni: Comune di Castelli

 

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