Gli scagliozzi del Foggiano: una tradizione che dura da oltre un secolo, custodita nel capoluogo di Capitanata.

Lo scagliozzo (scagliuzz in dialetto foggiano) è un triangolo di polenta che viene fatta seccare prima di essere fritta in abbondante olio bollente e poi salata. La prima ricetta conosciuta risale agli inizi del 1900, ma il suo consumo si intensifica soprattutto durante i periodi di forte crisi economica. Fino a qualche anno fa queste ricette risultavano più imperscrutabili della città di Eldorado ma, col tempo e soprattutto con una diminuzione degli esperti in materia, anche gli “scagliozzari” più anziani hanno cominciato a svelarne i trucchi.

Sono tutti concordi nell’affermare che la farina deve essere esattamente quella usata per la polenta, proprio quella dei “nostri amici polentoni” afferma il veterano tra gli scagliozzari di Foggia. La ricetta prevede in rarissimi casi l’aggiunta di aromi come la noce moscata durante la preparazione; nella maggior parte delle ricette, infatti, il segreto di tanta bontà è la semplicità della ricetta, composta solo da acqua, farina di mais, sale e la frittura si effettua con olio di semi di girasole per non appesantire ulteriormente la portata.

Gli scagliozzi vanno degustati immediatamente dopo averli comprati (infatti non li troverete già pronti, ma dovrete aspettare il tempo di cottura necessario perché vengono fritti al momento dell’ordinazione), preferibilmente camminando in compagnia di un amico e di una buona birra bionda.

Esistono ad oggi tre esercizi che vendono solo ed esclusivamente “scagliozzi” nel foggiano e, non a caso, si trovano a delimitare l’area del centro storico del capoluogo di Capitanata. Tre storie diverse accompagnano i responsabili di questi negozi, tutti accomunati da un unico fil rouge: mantenere una tradizione con cui i padri dei loro padri hanno cresciuto ben tre generazioni.

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XX giornata FAI di Primavera : scopri 670 tesori d’arte italiani il 24 e 25 marzo 2012

Siamo giunti al ventesimo compleanno della lodevole iniziativa del FAI che in due decenni ha coinvolto oltre 6.500.000 visitatori. La giornata FAI di Primavera è una straordinaria occasione per scoprire (e riscoprire) un’Italia mai vista : i siti interessati sono infatti beni solitamente inaccessibili al pubblico, aperti apposta per quest’occasione.

Anche quest’anno, un weekend primaverile (24 e 25 marzo 2012) sarà dedicato alla scoperta dei tesori italiani nascosti, con 670 beni artistici aperti e visitabili con un contributo libero. Potete trovare qui la  lista dei siti interessati dall’ iniziativa del FAI, divisi per regione .

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Ricette tipiche dal Lazio: la pizza di Pasqua

pizza di Pasqua di Bagnaia (Viterbo)Si avvicina la Pasqua e molte brave cuoche di casa iniziano a pensare al menù della festa e soprattutto alla preparazione dei dolci tipici del periodo. Ovviamente gli esercizi commerciali sono più veloci e già, appena archiviato il carnevale, ecco che mettono in bella mostra i sapori pasquali. Chi riesce ad aspettare durante il periodo quaresimale..sarà poi premiato con un turbinio di bontà e delizie da gustare con tutti gli onori.

Nel viterbese (ma una ricetta pressoche uguale la ritroviamo anche in altre regioni del centro Italia come le Marche)  è tradizione, irrinunciabile per molti, partecipare con tutta la famiglia alla ricca colazione della mattina di Pasqua. Dai più piccoli agli anziani, tutti intorno alla tavola per accogliere la Santa Pasqua festeggiando anche attorno a tante golosità!

Sicuramente la regina della tavola, nel viterbese, ma anche nelle vicine province dell’Umbria e delle Marche  è la Pizza di Pasqua. La forma della pizza di Pasqua richiama  un panettone, il sapore è dolce, si presenta all’interno tanto più giallo quanto più uova sono state utilizzate nell’impasto. La crosta sopra è più dura e si presenta scura per la cottura e leggermente lucente; la cottura dovrebbe essere rigorosamente in forno a legna. La realizzazione della ricetta della Pizza di Pasqua della Tuscia  non è per niente semplice, e chi si cimenta in questa impresa sa che per un paio di giorni deve costantemente impastare tanta e tanta farina con molte uova, controllare la lievitazione per tutta la notte, e finalmente infornare con massima attenzione allo stato di cottura. Poi finalmente le pizze alte, lucenti e profumate possono essere ammirate e gustate in tutta la loro bontà. Di solito le brave massaie si dedicavano a questa produzione nei giorni della settimana santa.

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La pizza di Pasqua si può mangiare da sola a fette inzuppata nella cioccolata calda o nel latte oppure in contrasto con il salato del salame, un tempo anche con la coratella d’abbacchio o la lonza e addirittura inzuppata nel vino, ma anche come base sotto strati di ricotta e nutella, una vera golosità!

Ricordo che la “pizza di Pasqua della Tuscia” è motivo di “vanto culinario” per il territorio, in quanto è stata inclusa nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani, G.U. N° 136 del 14/06/2001 in base a D.L. N° 350 dell’8 settembre 1999.

Ingredienti:

600 gr di farina , 6 uova, 200 gr di zucchero, 100 gr di strutto (oppure burro o olio extravergine di oliva), lievito di birra 100 gr, 100 ml di liquori misti da dolci, mezza buccia grattugiata di limone e mezza buccia arance, 1 cucchiaio di cannella, 30 gr di vaniglia,

Preparazione

Premesso che ogni famiglia ha la sua ricetta, con segreti che si tramandano di generazione in generazione e premesso anche che, data la complessità della ricetta stessa delle Pizze di Pasqua, oggigiorno sono più coloro che si recano a comprarla al forno più che cimentarsi tra uova, farina, pentole e tegami, la Pizza di Pasqua non può assolutamente mancare in ogni tavola viterbese nel giorno di Pasqua e Pasquetta.

Ecco la ricetta che tiene conto più o meno delle diverse varianti domestiche:

Sciogliere il lievito di birra in acqua tiepida, aggiungere pian piano la farina, formare una palla morbida, che va lasciata lievitare per circa 12 ore in un recipiente di coccio o sulla spianatoia stessa.

A lievitazione ottenuta si aggiungono tutti gli altri ingredienti eccetto gli aromi, si impasta continuamente con un mestolo fino alla formazione di una pasta omogenea simile alla pasta del pane. A questo punto si aggiungono gli aromi e poi, con la palla di pasta protetta da uno strato di farina, si lasciano scorrere i liquori in piccola quantità nel recipiente. Ora, provvisti di diversi tegami con il bordo alto, meglio quelli in rame (mote massaie usano tutte le pentole e i pentolini che trovano in casa), una volta unti con lo strutto il fondo e le pareti, vi si depone all’interno una quantità di pasta, tanto da riempire in altezza metà del recipiente.

Si lascia di nuovo lievitare in ambiente tiepido per altre 12 ore, a temperatura costante, fino a che la pasta lievitata raggiunge il bordo superiore del recipiente.

A questo punto, si spennella l’uovo sbattuto sullo strato superiore e si mette in forno per 40 minuti a 180°. Il dolce continuerà a crescere , superando il bordo del tegame, così che assumerà la caratteristica forma a “fungo”, con il cappello marrone scuro per la cottura e lucido per l’uovo spennellato.

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Una volta cotte, meglio lasciarle raffreddare, mentre il loro profumo inonderà la casa.

Sono ora pronte per essere gustate, a fette, da sole o accompagnate da cioccolata, o da salato come salame, capocollo, lombetto, c’è anche chi le usa come base per ricotta e nutella, ma anche chi le gusta a colazione immerse in una tazza di latte o addirittura bagnate nel vino…..

La versatilità delle Pizze di Pasqua è molteplice, sono ottime e ideali come dolce a fine pasto, a colazione e a merenda; in alcune regioni del centro Italia all’impasto vengono aggiunti dei canditi e dell’uvetta, trasformandola in una sorta di panettone, dalla differente consistenza.

La variante “salata” della Pizza di Pasqua prevede l’uso di formaggio (pecorino e parmigiano) nell’impasto; questa variante è molto comune nelle Marche ed in Umbria, trovate qui la nostra ricetta per la pizza al formaggio.

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“Artificial nature”:il talento di Giulia Corradetti, dopo la Biennale, conquista anche Roma

Soggetti originali, organismi variopinti, una flora rigogliosa tra l’esotico ed il fantastico popolano le Artificial Nature di Giulia Corradetti: una realtà futuribile, dove il biologico e l’artificiale coesistono in armonia.

L’artista combina un inedito vocabolario di forme che interagiscono rispettando le leggi di un ecosistema sul confine sempre più labile tra reale e virtuale, espressione pur sempre di un ordine cosmico.L’esuberanza cromatica e compositiva evoca l’immaginario surrealista ma la messa in scena di una realtà parallela è tanto estranea ad implicazioni psicanalitiche quanto vicina alla meditazione buddista sulla sacralità di ogni essere vivente.

Giulia Corradetti lavora fotografando dettagli di fiori e piante e li rielabora in digitale con un’attenzione al dettaglio caratteristica della pittura; è una scelta tecnica che le consente di esplorare la realtà con i medium distintivi dell’epoca attuale.
Nelle Artificial Bubble forme organiche di varia foggia sembrano galleggiare sospese in una bolla liquida: lievi increspature iridescenti ne esaltano la consistenza tattile. Le Artificial Plant presentano una gamma cromatica brillante in un crescendo di sfumature che culmina nel monocromo del vaso. Le lumache sono le sole esponenti della fauna a noi nota e con divertita complicità intraprendono il loro cammino tra forme e colori. Attraversiamo così una galassia di momenti ludici come nell’immaginario dei bambini, che con freschezza sentimentale colgono l’essenza delle cose e crescono nell’esperienza del gioco.
L’installazione Artificial Nature riporta le immagini bidimensionali del progetto ad una misura ambientale e costituisce una loro dilatazione linguistica, capace di riattivare gli spazi della galleria. L’installazione è composta di quattro cubi sovrapposti in forma di totem, struttura archetipica che simboleggia il legame dell’uomo con la natura e le divinità. Due cubi sono i generatori immaginari di una corrente-energia che alimenta due boccioli di semi affinché essi possano fiorire, altri due presentano monitor con texture di elementi naturali, dato il rischio che l’esperienza del mondo diventi solo virtuale.

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Artificial Nature 8: una delle opere di Giulia Corradetti esposte a Roma

 

Negli spazi della galleria Artsinergy (via dei Cartari,9 – Roma) siamo tridimensionalmente coinvolti nel progetto di un Artificial Nature, una natura da ammirare nella sua bellezza con rinnovato stupore, da esplorare con curiosità e da vivere nel rispetto della biodiversità.

Giulia Corradetti (1982, Ascoli Piceno – vive e lavora ad Ascoli Piceno) ottenuta la maturità artistica si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 2009 realizza la mostra personale intitolata Funny Shapes alla galleria Arte Fuori Centro di Roma. Nel 2010 è stata selezionata per lo SlideLuck PotShow a cura di Casey Kelbaugh e della Fondazione Studio Marangoni alla Casa della Creatività di Firenze. Nel 2011 ha presentato per l’Expò Marche Centro d’Arte l’installazione Artificial Nature al Pala Riviera di San Benedetto del Tronto ed ha partecipato alla mostra Naturacultura, alla Galleria Marconi di Cupra Marittima. Ha partecipato alla 54° Biennale di Venezia a cura di Vittorio Sgarbi, per la Regione Marche (Orto dell’Abbondanza, Urbino) e per il Padiglione Italia (Palazzo delle Esposizioni, Torino).

 

Artificial Nature, a cura di Nazzareno Trevisani e Mirella Di Peco

Via dei Cartari 9 – Roma

Ingresso libero
La mostra prosegue fino al 06/04/2012
Lun – Ven (ore 15:00 – 19:00)  . Info:
Ufficio Stampa a cura di Caterina Pellitta –  press@artsinergy.com – www.artsinergy.com  –  06 68892340

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Viterbo il 25 marzo si ripete la tradizionale Fiera dell’Annunziata

Ogni 25 marzo, giorno in cui la chiesa festeggia l’Annunciazione dell’Angelo a Maria, la città di Viterbo si ferma per una grande Fiera, appunto la Fiera dell’Annunziata.Centinaia di bancarelle invadono le piazze e le vie principali del centro cittadino, con i loro colori, l’allegria, i profumi. In esposizione tantissimi prodotti, dall’artigianato all’abbigliamento, dai giocattoli alle piante, a mille curiosità.

Il percorso della Fiera si delinea sull’asse che va da Porta Romana a Piazza del Plebiscito, scende a Piazza del Sacrario e risale verso Piazza del Teatro e Piazza della Rocca. Quindi, sia che si entri da Porta Romana che da Porta Fiorentina, le due principali porte che si aprono sulle antiche mura cittadine, ci si ritrova sempre immersi nel vociare festante della Fiera.

Durante la visita ci si può fermare a degustare un goloso panino con la porchetta di Vallerano, oppure pannocchie arrostite e crepe con la nutella e molteplici sono le possibilità gastronomiche offerte dai tanti ristoranti e pizzerie che si trovano in zona.

 

Se siete amanti degli spaghetti è d’obbligo una tappa in La Spaghetteria , la cui terrazza si affaccia su Via Cavour, una delle vie della Fiera. L’ingresso al ristorante invece è su Via Saffi, al civico 61.

Perché consiglio questo locale? Vi basti sapere che nel 1985, dopo solo due anni dalla sua apertura, è entrato nel Guiness Worl Records per “il maggior numero di ricette per spaghetti, oltre 315 tipi diversi di condimenti”, tutti sempre disponibili, la maggior parte dei quali appellati con nome di persona e accuratamente descritti negli ingredienti sui menù. Se siete diverse persone a tavola, l’ideale è prendere piatti diversi per poi assaggiare quanti più sughi possibile..meritano. L’ambiente è confortevole, ma se è una bella giornata approfittatene per mangiare nella deliziosa terrazza.

La città offre tanti spunti “fuori fiera”, così all’altezza di Piazza del Plebiscito si può deviare dal percorso delle bancarelle per dirigersi e arrivare in pochi minuti al quartiere medievale di San Pellegrino e al Palazzo Papale, dove si tenne il primo conclave della storia, quello da cui l’elezione pontificia prese il suddetto appellativo.

Viterbo è un piccolo scrigno di tesori storici e artistici da scoprire e la Fiera, che quest’anno cade di domenica, può fornire l’occasione per un weekend primaverile davvero piacevole e divertente.

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Le tradizioni della Quaresima a Chieti: il recupero di sapori e di riti antichi in Abruzzo

La città di Chieti è nota in tutta Italia per la sua antichissima processione del Venerdì santo che secondo i documenti sarebbe la prima in assoluto nella storia della Chiesa, essendo regolarmente realizzata a partire dal IX secolo. Il culmine dei riti della Settimana santa è un evento che catalizza l’attenzione di decine di migliaia di persone e che l’anno scorso ha fatto giungere nel capoluogo teatino anche una intera troupe della BBC.

Quest’anno il Comune ha aggiunto un nuovo tassello alla ricostruzione della sua storia di fede e di cultura, allargando lo sguardo all’intera Quaresima, il tempo liturgico compreso tra il Carnevale e il Triduo Pasquale, non meno carico di tradizioni e di sapori, legati però all’austerità, al digiuno, all’astinenza dalle carni. Nasce così “Non di solo pane vivrà l’uomo”, una serie di appuntamenti che punteggiano i quaranta giorni che precedono la Pasqua e che riscoprono, innanzitutto a tavola, le peculiarità di una civiltà che è insieme contadina e cittadina. Continua la lettura di Le tradizioni della Quaresima a Chieti: il recupero di sapori e di riti antichi in Abruzzo

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Villa Lante:si trova a Viterbo il più bel parco d’Italia

Bagnaia, frazione del comune di Viterbo,  custodisce un tesoro “verde” e di valore inestimabile: il parco di Villa Lante, premiato come il più bel parco d’Italia nella IX edizione del Concorso Parchi e Giardini d’Italia 2011, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, Fai e Aiapp.

Il parco di Villa Lante è un giardino all’italiana del Cinquecento, concepito dall’architetto Jacopo Barozzi da Vignola per volontà del cardinal Gambara nella seconda metà del XVI secolo.

Il Parco si adagia su una superficie di 22 ettari che, all’epoca, lambiva una riserva di caccia. Terrazze, bacini, giochi d’acqua, riflessi, geometrie, fontane, sculture, laghetti, oltre che lievi colline di lecci, platani e querce rendono questo luogo affascinante. Passano in secondo piano le due palazzine cinquecentesche gemelle, Gambara e Montalto, che il Parco circonda e simmetriche rispetto all’asse centrale del giardino, sempre e di nuovo il percorso d’acqua che scende tra statue di peperino e siepi sempreverdi, creando suggestioni incantevoli, fino a placarsi nell’ampio quadrato della Fontana dei Mori del Giambologna.

L’accesso al Parco è gratuito e con la bella stagione moltissime persone lo raggiungono per godersi una piacevole e rilassante passeggiata all’ombra delle antiche querce, magari fermandosi alcuni minuti sul soffice prato ad ascoltare il suono dell’acqua delle fontane; si tratta insomma di una meta obbligata per chi decide di visitare la Tuscia.

L’ingresso alla zona dei Giardini e dei giochi d’acqua è a pagamento presso la biglietteria all’entrata. Il Giardino di Villa Lante è aperto tutta la settimana tranne il lunedì.

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La Piazza del Popolo di Ascoli Piceno è la location al nuovo spot Impresa Semplice di Telecom Italia

Il nuovo spot di Telecom Italia, in onda sui canali TV nazionali da qualche giorno  per promuovere l’offerta TIM SUMisura+ di Impresa Semplice, ancora una volta racconta le avventure del simpatico “anti-testimone ” Giuseppe Cantore che stavolta si aggira tra le colonne di una piazza in stile rinascimentale, osservando da lontano l’uomo dal braccio destro rosso.

In molti si saranno chiesti dove sia stato girato questo spot Impresa Semplice e sicuramente in tanti avranno riconosciuto la location: si tratta della  Piazza del Popolo di Ascoli Piceno, opera  in stile  rinascimentale impreziosita dai numerosi edifici di diverse epoche che si affacciano su di essa e  resa particolarmente suggestiva dal travertino: roccia calcarea molto utilizzata nell’antica Roma, estratta nelle cave a pochi chilometri dal capoluogo piceno e abbondantemente presente  nelle costruzioni del centro storico di Ascoli.

piazza del popolo ascoli picenoLa Piazza del Popolo, considerata dagli ascolani il “salotto buono” di Ascoli  è  «una delle piazze più armoniose d’Italia, isola pedonale e cuore del centro storico.» secondo lo storico Antonio Rodilossi.

Di forma rettangolare, la Piazza del Popolo (che deve il suo nome alla presenza del maestoso palazzo dei Capitani del Popolo che si affaccia sulla piazza) è  circondata da monumenti realizzati, così come la pavimentazione della piazza,  interamente in travertino: la Chiesa di San Francesco riconoscibile dalle sue forme gotiche, il colonnato  in travertino (che si sviluppa su due lati della piazza) con le caratteristiche “logge” , il possente Palazzo dei Capitani  e l’edificio dello storico Caffè Meletti: uno dei caffè storici  più antichi d’Italia.

Si tratta di una piazza che grazie ai giochi di luce che si creano al tramonto sul travertino, incanta ogni visitatore, resa ancora piu’  affascinante dal “bianco e nero” utilizzato nello spot di Impresa Semplice e che già diversi anni addietro  (1998)  aveva fatto da scenario per  un’altra pubblicità: nella Piazza del Popolo di Ascoli fu girato infatti lo spot della FIAT 500 ed era stata rappresentata sul fondale scenografico di  una nota trasmissione televisiva di un canale TV nazionale.

Gli appassionati di cinema avranno già ricordato come nella storica piazza ascolana furono girate scene di diverse produzioni televisive e film, tra cui “I delfini” (1960) , “Alfredo, Alfredo” (1972) con Dustin Hoffman e “Il grande Blek” (1987) del regista ascolano Giuseppe Piccioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La processione del Venerdì Santo a Bagnaia (Viterbo)

Nell’Alta Tuscia, a Bagnaia, (pochi chilometri da  Viterbo), il Venerdì Santo la gente si ritrova ad affollare la piazza principale del paese..l’atmosfera è intensa, si incontrano amici e parenti, molti sono i bagnaioli, e tante le persone che vengono da più lontano. Ci si raccoglie attorno alla scalinata delle chiesa di San Giovanni Battista, da cui, verso le 21.30, inizia la Rievocazione Storica della Passione di Cristo.

In ogni angolo d’Italia questa è una notte particolare, in molti borghi mai si è sopita l’antica tradizione di rievocare la Passione di Cristo, un modo di coinvolgere sempre più le genti verso il mistero della Crocefissione e della Resurrezione, raccontando in strada i Vangeli attraverso recite ed attori.

A Bagnaia questa tradizione nacque nel lontano 1618: in solenne pompa funebre un tamburino, verso l’una di notte, precedeva il corteo composto da un cavaliere su un cavallo superbamente bardato, dietro, incappucciati e con fiaccole in mano, seguivano i soci della confraternita di San Carlo e, alle loro spalle, una maestosa bara con le spoglie di Cristo.
Oggi la processione è composta da 400 figuranti in abiti storici, divisi in diciotto quadri, che rappresentano la Passione di Gesù. I quadri sfilano lentamente, guidati da una voce esterna e, pian piano, vengono rievocati tutti i protagonisti degli ultimi momenti di vita di Gesù. Nel punto più alto del paese la rievocazione giunge infine alla crocefissione vera e propria: tre uomini, che personificano Gesù e i ladroni, sono issati sulle croci e poi, tra tuoni e fulmini, dopo aver perdonato i suoi carnefici, Gesù muore. In un composto e commosso silenzio viene quindi calato il Cristo. Un corteo funebre si avvia, accompagnato dal suono della banda, verso la chiesa.
La devozione, il senso delle tradizioni, il sentimento di appartenenza fa sì che molti viterbesi amano e sono legati a questa secolare Rievocazione, sempre più seguita anche da tanti pellegrini che, con l’occasione, possono visitare l’antico borgo della Tuscia, il cuore medievale e i vicoli rinascimentali, attraverso cui si arriva al Cinquecentesco giardino di Villa Lante, tra i più belli d’Italia.

evento segnalato da: Chiara

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